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Le seconde case sono tornate di moda come rifugio. Come tutelarle?

Le seconde case sono tornate di moda. Non solo. Con la pandemia, per molti italiani che già possedevano un’abitazione fuori città, in montagna, al mare o in campagna, sono diventate la prima casa.

In Italia, 9 milioni di seconde case

Per farsi un’idea del fenomeno, occorre pensare che in Italia 26,2 milioni di famiglie possiedono 35,2 milioni di case. Da questo dato deriva un surplus di circa 9 milioni di case per un valore teorico stimato di 1.500 miliardi. Nelle compravendite, ad andare per la maggiore sono soprattutto quelle di montagna (+11,8% di transazioni nel 2019 secondo ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili), seguite dalle case vacanze al mare (+3,3%).

Il boom degli anni ‘60-’70

La passione degli italiani per le seconde case nasce e si sviluppa negli anni ‘60-70 come forma d’investimento che riguardava non solo i più abbienti, ma anche il cosiddetto ceto medio per cui possederne una era la dimostrazione del benessere raggiunto. Negli ultimi decenni invece le seconde case hanno perso un po’ del loro appeal a causa della notevole espansione del turismo, grazie alla possibilità di viaggiare in tutto il mondo a costi contenuti. La pandemia ha nuovamente rimescolato le carte riportando in auge le seconde case.

Seconde case come rifugio

Con la diffusione e il persistere del coronavirus, moltissimi lavoratori in Smart Working o liberi professionisti, da soli o con al seguito la famiglia, hanno fatto armi e bagagli verso il mare o la montagna, come pure verso aree più interne del Paese, in molti casi, andando a rivitalizzare il mercato immobiliare e il circuito commerciale turistico.

La seconda abitazione è diventata sinonimo di fuga dalla città non solo per difendersi dal contagio e poter vivere in contesti diversi da quelli cittadini, ma anche in chiave di recupero dei valori di sobrietà e sostenibilità, e più in generale della dimensione familiare e comunitaria.

Maggiore attenzione per la casa, oltre il trend

Architetti e urbanisti concordano sul fatto che sia molto difficile oggi dire con certezza se questa tendenza al decentramento sia esclusivamente congiunturale e quanto rimarrà nella struttura economica del Paese.

Quello che invece sicuramente resterà è una maggiore attenzione a tutto ciò che riguarda la casa — si pensi alle buone performance in questi mesi dell’industria dell’arredo, ma anche, a sorpresa, degli elettrodomestici. Infatti, davanti alla seconda ondata del virus, molti di coloro che si sono trasferiti nelle seconde case, hanno deciso di investire in termini di manutenzione funzionale (le case hanno in media 50 anni) e di ammodernamento tecnologico, sfruttando il cosiddetto Superbonus del 110% varato dal Governo con il Decreto Rilancio (Decreto Legge n. 34/2020, convertito con modifiche nella Legge n. 77 del 17 luglio 2020,) e che, in base al monitoraggio del centro studi dell’ANCE, sta incontrando molto favore.

In questo nuovo scenario, in cui il modo di vivere la seconda casa da parte dei suoi abitanti risulta stravolto, si fa spazio l’esigenza di una maggiore attenzione anche verso i temi della sicurezza e della tutela dell’abitazione, spesso non affrontati prima, in condizioni di “normalità”. Quale momento migliore dunque per valutare la sottoscrizione di una polizza casa che garantisca protezione e assistenza continua tramite anche l’uso di tecnologie avanzate?



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